My Bitcoin Experience: Wallets and Debit Card

I am in the world of bitcoin since 2012 when I opened my first bitcoin wallet on blockchain.info… and a lot of things changed since that moment: new services, growing communities, new alternative crypto currencies, ATMs, Credit-Debit cards, and a larger diffusion of people accepting bitcoin in their shops.

After those two years I can see a better view of what Bitcoin means to me and the innovation behind that technology, including Xapo debit card… and some of my friends are tired of me talking about bitcoins 🙂

How I choose a wallet

Using simple words: the wallet is a collection of addresses and their private keys. The address, that is used to receive the money, is a group of letters and numbers generated by the private key, that is required to send money.

Because you must have the private key of your address in order to sing a transaction, the security level where this value is stored must be high. The default bitcoin client provides a wallet, but is really slow and it must be synchronized and it will take some days…

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Impossible means: “harder to make it possible”

Several times, I have heard my grandparents saying “that is impossible” when they are comparing what the young generations do to what they were used to do. According to the dictionary, what is impossible, is “not possible, unable to be, exist, happen, unable to be done…“, but for what I have noticed and experienced, is just a matter of points of view.

Today I saw on this video, comparing the new generation of MacBook Pro with Macintosh Portable, and we can see clearly the difference between those two models, but the main difference is the release date. You have all the rights to say me that I am talking about a trivial thing, but it’s really good to introduce the thought I have in my mind.

The Macintosh Portable, yes that big-plastic-“90’s gray”-heavy thing, was released on the September 20th 1989. At that time the technologies were totally different than today, and now we can almost say “obsolete“. Nevertheless, that piece of cold engineering became really obsolete few years later. On the February 11th of the amazing 1991, that heavy guy started being “a piece of history“.

I may think about “future” things, but they will always appear as “impossible” to my practical eyes. I may say “people take flying cars in the future”, maybe they will, maybe they will not. I really believe that what I see as impossible is still possible, but the effort to make it real, so to make it possible, is higher. What is impossible for me could be possible to somebody else or in another time of the history. It’s just a matter of points of view.

Macintosh Portable battery

The main reason behind this choice by Apple was its battery. Technically you can read more about that on Wikipedia, but the battery problem is important to understand my idea: If we could travel back in time and go on Semptember 20th of 1989 with the concept of the modern MacBook Pro, or just even with the concept of the modern batteries, how do you think people and engineers will react?

Probably they may say that the MacBook Pro is an impossible concept, even thinking from the technical prospective of that time. It took almost 20 years to make the right battery and screen for the MacBook Pro… Or even the MacBook Air. Steve Jobs, as many others determinate people, took his entire life to create Apple’s products, that in the 80s were considered as “impossible”.

That’s also why I think that if you have a concept that may appear impossible, you can push to make it possible: steps by steps, goals by goals, everybody can change the world somehow, and make their dreams come true! That’s why from my point of view, what it is “impossible” is just harder to be possible.

Perché ho detto No all'acquisto del Nexus 5

Problema: la batteria del mio iPhone 4S si stava rovinando sempre più velocemente. Fino a 6 mesi fa ricaricavo la batteria solo ed esclusivamente quando questa si scaricava completamente… poi però ho iniziato a prendere la cattiva abitudine di ricaricarla quando ne avevo la possibilità: il risultato è che l’iPhone si scaricava in meno di 5 ore, quando prima arrivava tranquillamente fino a sera.

iPhone 3G won't charge anymore

Così avevo preso in considerazione l’acquisto di un nuovo smartphone e avevo pensato proprio al Nexus 5: il costo di questo device è nettamente inferiore rispetto a quello dell’iPhone 5s e mi offre comunque tutto quello di cui ho bisogno.

Poi mi ricordo di questa intervista a Linus Torvalds che mi aveva girato Alessio mentre eravamo in treno. L’articolo è interessante, ma la parte che mi ha colpito di più è questa qui:

“…There are a lot of people in the software industry who like to show off that they’re using the latest software or programming language. It’s a status thing, like the people who talk about obscure indie bands or foreign movies. Whether it’s Linux or Haskell or MongoDB or whatever, every workplace has at least one guy who spends most of his time talking about closures and how he is moving his blog to NodeJS so it will scale.”

Ed è assolutamente vero: con l’acquisto del Nexus 5 stavo costruendo il mio status. Perché acquistare il Nexus 5 è uno spreco di soldi in realtà, non ne ho bisogno in quanto l’iPhone 4S non è lento e non da problemi, l’ho sempre trattato benissimo e ha solamente la batteria che si è rovinata con il tempo. Nel mio caso non è obsolescenza programmata.

Nexus 5

Dentro di me stavo proiettando il film che non faceva altro che alimentare la voglia di Nexus 5: avrei utilizzato tutta la suite Google, avrei potuto installare un wallet bitcoin, avrei potuto utilizzare BitTorrent sync in background, avrei potuto usare l’NFC, oppure avrei semplicemente potuto installare una ROM differente… ma ne avevo veramente bisogno?

Con l’attività di freelance non ho bisogno di NFC, non ho bisogno di Bitcoin o di una ROM modificabile. BitTorrent Sync e la suite Google le posso già utilizzare con iOS. L’iPhone già mi da tutto quello di cui ho bisogno: Pages, Numbers e Keynote, Mail, Evernote e Skype sono il giusto necessario per lavorare e spostare tutto sulla suite Google sarebbe stato anche “doloroso“. Quindi è veramente utile l’acquisto del nexus 5? No.

Invece di fare il Nerd-Hipster vanitoso, ho cambiato radicalmente punto di vista e ho cambiato radicalmente scelta. Mi sono recato in un negozio Clinica iPhone a Roma e per 50€ ho sostituito la batteria dell’iPhone. Ora ho il problema che la batteria mi dura troppo ed arrivo a fine serata con il 30%, ma riesco a lavorare senza problemi e senza aver speso 400€ inutilmente 🙂

Google svegliati, Android è pronto!

KitKat ha decisamente fatto dei grandi progressiAndroid è pronto finalmente. Le API permettono di realizzare interfacce veramente ben fatte, studiate e finalmente usabili. Per questo i device con KitKat mi attirano particolarmente, ma usandolo sul kindle mi sono reso conto del difetto che ha Android: gli sviluppatori pigri e incapaci.

Solo tre anni fa utilizzavo un Samsung Galaxy S. Avevo deciso di sviluppare qualche applicazione per Android, ma dopo diverse bestemmie dovute all’ottimizzazione sui dispositivi, e dopo le continue frustrazioni nell’usarlo, mi passò la voglia di utilizzare quel device e di svilupparci sopra. Con KitKat sembrerebbe esserci una più concreta attenzione nei confronti dell’usabilità.

Pigrizia
Pigrizia

Su KitKat le applicazioni realizzate da Google sono veramente ben fatte: pulite, chiare, usabili, ma le altre su Google Play sono pessime. Le API per fare applicazioni decenti ci sono: Trello ha aggiornato l’applicazione di recente e come dice Alessio, “non ci sono sgorbi”. Allora dove è il problema se le cose si possono fare bene? IMHO: Sviluppatori e Google sono diventati “pigri”.

Se Android è pronto, allora perché troppe applicazioni sono brutte? Penso che la colpa sia di due fattori. Il primo: Google non ha ancora la forza che ha Apple con gli sviluppatori e i produttori di hardware. Il secondo fattore è legato a chi realizza le app che a causa del primo problema, è “pigro” e non riesce ad aggiornarle alle ultime versioni delle API, visto che la frammentazione di Android rende difficile questa operazione.

Frammentazione Android
Frammentazione Android

In poche parole Google dovrebbe svegliarsi, Android è pronto ma serve un “pugno di ferro” che spinga gli sviluppatori e i produttori hardware a non supportare più Gingebread e Froyo. KitKat, supportando device con 512 MB di ram, ha fatto un passo avanti per i produttori, ma non è abbastanza. Anche gli sviluppatori dovrebbero svegliarsi, perché se è vero che Trello si è aggiornata, perché allora la versione di Android di 1 Password fa schifo? (si ho scritto fa schifo perché fa schifo, quella sull’iPhone e sul Mac è da orgasmo 🙂 ).

Il risultato di questa scarsa attenzione nei rilasci e nelle regole, l’ho notato cercando di lavorare con Android: è completamente diverso da iOS e per questo è quasi impossibile fare un paragone. Quello che posso dire è che le uniche app usabili e “produttive” sono quelle di Google e pochissime altre, le restanti applicazioni mi fanno solo perdere tempo. A volte è difficile scrivere un documento di testo, programmare un tweet, salvare un promemoria o creare una nota: una esperienza d’uso pessima e che cambia da app ad app.

Svegliati Google, perché penso che Android sia pronto: ha un ecosistema di sviluppatori che si sta sempre più consolidando, ma mancano delle regole ancora più rigide per rendere Android un sistema operativo più usabile.

Neuroni specchio: ecco perché andare all'estero!

Attenzione, questo blog post è un mostro di mix tra serietà e flusso di coscienza. Si può saltare direttamente all’ultima parte del post, forse più trollareccia ma che parla del perché andare all’estero.

Copiare, imitare. È istintivo, naturale e diretto. Quando andiamo in palestra e copiamo i movimenti dell’istruttore, si attivano nel nostro cervello quelli che sono i “neuroni specchio“. Wikipedia dice:

neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano quando un animale compie un’azione e quando l’animale osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto.

Da qualche giorno questa idea mi frulla per la testa: qualsiasi cosa io veda, provo a spiegarla tramite il concetto neuroni specchio.

Neuroni Specchio

Molti comportamenti che abbiamo si possono ricollegare al fatto che li abbiamo visti da qualche altra parte. I gusti, i sapori, l’imprinting degli animali ed i meccanismi dell’evoluzione possono essere visti attraverso il filtro dei “neuroni specchio”. Volendo si potrebbe spiegare la visione freudiana della crescita e lo sviluppo dei caratteri sessuali… volendo… Continue reading Neuroni specchio: ecco perché andare all'estero!

Sogno una Roma per Startup

Vivo a Roma da più di un anno ormai. So di cosa ho bisogno, so di cosa hanno bisogno le persone come me. So cosa la mia città offre, e cosa può offrire. Non verrà mai il giorno in cui tutti i cittadini della città vedranno i loro desideri realizzarsi, ma io faccio quello che posso per provare a trasformare Roma in una Roma per startup.

Ricostruire la Roma per Startup

La Roma che sogno è una città dove la metro chiude alle mai e cinque quarti, dove quando vai a vedere una mostra al museo puoi rimanere fino all’ora della chiusura e dove gli ambienti di coworking sono aperti sempre e a tutti.

Nel mio sogno posso rimanere fino a tardi a lavorare ovunque. Posso parlare con tante persone interessanti e stimolanti, senza preoccuparmi di quale notturno prendere per tornare a casa.

Sogno una connessione ad internet veramente veloce e tante e diverse persone che lavorano per rendere Roma un posto sempre migliore. Nella mia testa c’è una Roma piena di caffè, biblioteche, bar e spazi di coworking, dove le persone sono rilassate e sorridenti.

CoWorking

Nel mio sogno Roma non è un ambiente “facile”. Sogno un ecosistema che aiuti chi ha già idee ed è in difficoltà. La Roma che sogno non guarda l’età, la religione, il sesso o il colore della pelle, ma guarda ai manifesti, i cambiamenti e ciò in cui vogliamo credere.

Ho trovato questo interessante articolo di Nicola Mattina abbastanza diretto da farmi capire diverse cose. Ogni città ha una sua storia e la Roma che sogno non è una città “copiata”. Di sicuro non è la città per turisti, dove la metro A è diversa dalla metro B. La città che voglio è quella che non ostacola chi è nella mia stessa situazione.

La Roma che vivo ha tante opportunità. La Roma che conosco è quella che ha internet lento, a pagamento e fatto male.La metro chiude alle 23:30 e non è affidabile. I bus notturni non sono tracciati dal GPS. I musei e gli spazi di coworking cacciano i visitatori 30 minuti prima della chiusura. Roma è piena di tante cose stupide che rendono le mie idee impossibili.

Ci sono tante persone che vorrebbero una città migliore, ma nessuno fa nulla se non per motivi personali o ritorni economici. Ma si può cambiare e ne sono sicuro. La parte triste: io posso fare veramente poco se non sfidare me stesso nel realizzare le mie idee qui. Oppure scappare.

Intervista con Media Laws

Un po’ di tempo fa sono stato intervistato dal blog Media Laws. Oggi è uscita l’intervista sul loro blog. Riporto due delle domande che mi sono state poste da Giovanni Maria Riccio:

Intervista - Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/85843672@N00/446629156/ Gatto Mimmo http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/

Quali sono i maggiori ostacoli che, sotto il profilo giuridico e legislativo, hai incontrato (o incontri ancora) nella tua esperienza di start-upper? 

Dal punto di vista giuridico e legislativo ci sono diversi ostacoli che ho incontrato. Credo che attualmente, la legge italiana costringa a spendere troppo tempo e denaro per avviare una impresa “a costo zero”. Fare bootstrapping è difficile in italia. Sulla base delle mie esperienze, ho preso seriamente in considerazione la possibilità di spostarmi all’estero, dove in una mano c’è una legislazione che permette la fioritura di giovani realtà imprenditoriali con maggiore facilità, nell’altra si sono formati agglomerati e comunità di persone che innovano sul serio. Usando un gergo molto più tecnico, il decreto start-up mi è sembrato un “workaround” per adeguare quello che attualmente già c’è al mondo che sta cambiando.

Al netto del recente decreto su start-up e innovatori, quali riforme ti aspetti dal prossimo Governo?

Mi aspetto dal Governo maggiore libertà e agevolazioni dal punto di vista di costi e tempistiche per aprire una impresa: molti startupper che ho incontrato hanno avuto la difficoltà di fondare una società, prima ancora di verificare l’idea imprenditoriale, ovvero investire troppi soldi, per pratiche e procedure che all’estero sarebbero costate molto di meno e avrebbero aiutato notevolmente gli imprenditori. Eviterei completamente finanziamenti alle startup da parte dello stato: in italia è quasi normalità, i soldi fanno una fine diversa da quella prevista.

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Le domande che mi sono state fatte erano hanno dato bei spunti per ragionare su fattori importanti per chi ha deciso di avviare una idea di impresa in Italia. Spero che questa intervista possa essere uno spunto per ragionare su fattori che alcune volte si tende a tralasciare.